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GUIDA_INCOMPLETA RICKSHAW-RUN '24

(FOR THE ENGLISH VERSION CLICK HERE)





Tratta di riferimento: INDIA (Sud-Nord)

  • partenza: Fort Kochi

  • arrivo: Shillong


Periodo di riferimento

  • 1-15 Gennaio 2024



Le parole che seguiranno non vogliono costituire alcuna guida o riferimento per nessuno, quanto più un insieme di constatazioni e pensieri derivati dall’esperienza da poco conclusasi della mia prima Rickshaw Run. 

Non avendo trovato online troppe testimonianze a riguardo, ho pensato che qualche riga in più e delle note fresche di gara potessero magari essere utili a qualcuno.



Due punti fondamentali da tenere a mente fin dall’inizio:


La Rickshaw Run NON è una gara. O meglio, non è una gara in senso stretto, non una di quelle in cui arrivare primo ti fa salire su un podio e ricevere una coppa, non una di quelle in cui si arriva in volata agli ultimi metri prima del traguardo, facendo a sportellate con le squadre avversarie. NO. L’unica gara che vi troverete a correre partecipando a una Rickshaw Run sarà quella con voi stessi. Ci saranno team, livree di gara, aggiornamenti in tempo reale sulle posizioni delle squadre, ma ciò che non bisognerà dimenticare è che prima di tutto si sta vivendo un viaggio. E in questo viaggio è fondamentale godersi ogni scoperta, ogni giorno, ogni chilometro percorso, perché quando arriverete davanti alla linea del traguardo vorrete in tutti i modi girare il manubrio e fare dietro front, per posticipare anche solo di qualche ora la fine dell’avventura. Dire che l’unica competizione sarà con voi stessi significa che al di là di tutte le esperienze fantastiche che vi capiteranno (e ve ne capiteranno innumerevoli, che le cerchiate o meno), i 15 giorni di gara non saranno tutti rose e fiori. La tratta a cui si rifà questa testimonianza comprende un percorso di 3500 km (se si tiene conto del percorso più breve fornito da Google Maps) dall’estremo Sud dell’India, fino a una delle regioni più a nord raggiungibili, il Meghalaya. Ovviamente, neanche a dirlo, fare 3500km per raggiungere il traguardo nel modo più diretto possibile vorrà dire percorrere centinaia e centinaia di chilometri sulle autostrade indiane, il che vi taglierà fuori tutto il bello dell’India, ovvero paesini, villaggi, strade immerse nelle foreste, parchi naturali, montagne, laghi, fiumi, natura in tutte le sue forme, città che più caotiche sarebbe difficile immaginarle. Nessuno vi impedirà di tirare dritto per tagliare per primi il traguardo, ma forse non è questo l’obiettivo che ti potrebbe convincere ad affidare il tuo viaggio a una lattina su tre ruote. 




La Rickshaw Run è una “gara” NON assistita. In che senso? Nel senso che al di là della partenza e del punto di arrivo, ogni team si deve arrangiare su tutto. Nessuno vi avvertirà se sarete in ritardo sulla tabella di marcia perché, di fatto, la tabella di marcia non esisterà se non sarete voi a imporvela. Idem se qualcosa non andasse per il verso giusto, se il mezzo vi abbandonasse, se vi ribaltaste in un fosso o faceste un frontale con un camion in autostrada (opzione non così remota vista la viabilità indiana) dovrete cavarvela da soli.

Se ad avere dei problemi fosse un membro del vostro team o voi, se vi sentiste male, vi venisse la cagarella per 10 giorni o qualsiasi altra cosa vi dovrete tirare fuori contando sulle vostre forze/risorse. Dovrete essere in grado di cavarvela, di arrangiarvi e tirarvi fuori dal problema nel quale siete finiti o vi siete cacciati. Ci sono un paio di numeri di telefono dell’organizzazione, che vi verranno dati prima della partenza, ma sono da considerarsi dei contatti estremi, per informare gli organizzatori della vostra situazione in caso succedessero cose davvero gravi; l’estremo paracadute di emergenza. In pratica: salvateveli e dimenticateveli. Dalla strada che si decide di percorrere a quante mutande cambiarvi durante i gioni di gara, nessuno vi dirà se sarà giusto o sbagliato qualcosa. Non ci sono limitazioni sulle città che potrete visitare, il percorso lo deciderete in modo totalmente libero da qualsiasi limitazione. Dove dormire, da dove passare, dove mangiare, quanto fermarvi in un posto, quanti km percorrere ogni giorno, a che ora partire/arrivare sono tutte decisioni che prenderete liberamente. Nessuno vi dirà che non si può fare, nessuno vi dirà di fare diversamente da cosa deciderete. Qui sta il bello (e il brutto). Durante i 15 giorni di gara sarete finalmente padroni di voi stessi e del vostro mezzo in un Paese che, se sarete davvero fortunati, imparerete a conoscere da zero. Sarete liberi, se lo vorrete, di percorrere 500km al giorno, fare tirate da 12-14 ore, svegliandovi presto e arrivando col buio e giungere al traguardo in poco più di una settimana. Vi sarete goduti il viaggio? Fate le vostre considerazioni.




Queste pagine, che potrebbero tornare utili a chi una Rickshaw Run è in procinto di affrontarla, a chi sta pensando se prenderne parte, o semplicemente a chi fosse curioso circa cosa si potrebbe trovare davanti partecipando a un’esperienza del genere, saranno divise in 3 sezioni, con i loro sottopunti qui elencati: 



I. CIBO

III. CHAI





Le informazioni che troverete qui di seguito non vogliono in nessun modo essere omni comprensive di tutto quello che servirà o che dovreste sapere per prepararvi o per affrontare ciò in cui vi imbatterete durante questa esperienza. 

Partendo dal presupposto che spiegare tutto elimina parte della sorpresa e dell’imprevisto che costituisce l’esperienza in sé, potrebbe succedere che non si troveranno spiegate alcune cose che vorreste sapere, o che preferirete non leggere volutamente determinate sezioni.


Sentitevi ovviamente liberi di saltare delle sezioni se non le sentirete necessarie, di dare una lettura veloce o di guardare solo le figure.


Iniziamo.






PRIMA DELLA GARA


Vi sarà chiesto di arrivare al punto di partenza qualche giorno prima dell’effettivo inizio della competizione.

Questo per poter presenziare al party di inizio, a un paio di lezioni sulla manutenzione del vostro futuro compagno di viaggio per le successive due settimane e per prendere un po’ la mano con l’India e le sue strade. Non sarà nulla di sconvolgente, nulla che vi preparerà nella maniera più assoluta al viaggio o che vi illuminerà, ma è importante esserci, anche solo per capire con che persone affronterete questa gara, conoscere qualche altro team e scambiare due chiacchiere.


Sarà in questi giorni che scoprirete come il progetto per la livrea del vostro tuk-tuk sarà stata portata nella vita vera. Se sarete fortunati chi avrà dipinto la vostra scatola di latta avrà fatto un gran lavoro di maestria, se invece come noi vi capiterà male vi troverete con un piccolo sgorbio. Ma tanto poco conterà che sia bello o brutto. Avrà 3 ruote come tutti gli altri, se sarete fortunati meno problemi degli altri e in ogni caso ne andrete fieri per tutti i 15 giorni successivi.

Riceverete poi chiavi e documenti del tuk-tuk, l’unica cosa che, insieme al vostro passaporto, sarà meglio tenere al sicuro.




Dotazione per il viaggio

Questo era un punto che mi stava particolarmente a cuore, per il quale si trova non troppo in giro per il web. Ciò che deciderete di portarvi dietro con voi dipenderà molto da come deciderete di affrontare la gara.


Mi spiego meglio: volete viaggiare il più leggeri possibile e in caso acquistare sul posto ciò che si renderà necessario lungo il percorso? 

Preventivate la possibilità di dormire qualche notte in tenda? Avete la paranoia di bucare 20 volte lungo il percorso e preferite portarvi anche una ruota di scorta in valigia? (No, questo in linea di massima non sarà né utile, né propriamente comodo).

Siete un team di 3 persone, alti 2 metri che pesano un totale di mezza tonnellata?

Tutti aspetti di cui tenere conto.


Noi eravamo in due e abbiamo deciso di portarci uno zaino leggero e facilmente trasportabile e  un borsone a testa (stile North Face per intenderci, di quelli morbidi con spallacci che permettono di essere indossati anche a mo’ di zaino). I due borsoni di base facevano la spola tra il (non) bagagliaio del mezzo e la stanza scelta per la notte, mentre ci portavamo sempre dietro gli zaini contenenti le cose più importanti, che se ci avessero rubato sarebbe stato un bel problema, quando ci fermavamo per delle soste o per visitare qualche posto.


Non avevamo tenda, fornelletto, luce da campeggio e tutta la dotazione che ci si potrebbe portare per un’uscita in montagna se si dovesse stare fuori più di una giornata. A meno che non decidiate di fare i boy-scout del curry, lasciate tutto a casa e vi ringrazierete per la scelta presa. Dormire all’aria aperta in India è fattibile, in linea di massima nessuno vi verrà a dire nulla, ma ci sarà da stare attenti agli animali che potrebbero venire a fare un saluto magari nel mezzo della notte e alle zone in cui potreste decidere di piazzare il vostro tetto per la notte.





In ogni caso sono stati per noi essenziali:

• Sacco lenzuolo, per quando troverete giacigli un po’ borderline in quanto a livello igienico. Ci farete l’abitudine dopo qualche giorno, ma le macchie sulle lenzuola sono quasi un marchio distintivo di tutta l’India, il che non vuol per forza dire che la biancheria non sia pulita. In casi un po’ più limite potrebbero comparire bruciature di sigarette e/o piccoli ospiti che vi potrebbero tenere compagnia la notte (sì, si sta parlando di pulci/cimici del letto).

Sacco a pelo, per quando inizierete a salire al nord e troverete stanze senza riscaldamento. In queste occasioni, che potrebbero capitare anche se deciderete di non scegliere proprio l’ultima delle stanze non recensite sull’Agoda/Booking/Google Maps di turno, il vostro sacco a pelo potrebbe rendere vivibili le ore notturne. In linea di massima, non avendo proprio così tanto spazio a disposizione, è bene averne uno abbastanza piccolo, ma sulla base delle temperature raggiunte, vi consiglio uno che arrivi almeno a 5gradi. Non portatevene uno primaverile, sarebbe solo uno spreco di spazio.


Altro aspetto fondamentale: se pensate di farvi una vacanza al caldo e avete da affrontare la stessa tratta nello stesso periodo nostro (Gennaio), stampatevi in testa subito una cosa... l’India è grande, al Sud fa caldo (mai un caldo da volervi strappare la pelle di dosso), ma a partire dalle regioni centrali inizia a fare fresco, fino a quando salirete al Nord, e allora a quel punto il freddo verrà a bussare alla vostra porta e se non sarete preparati saranno fatti vostri.


Quindi portatevi dei pantaloncini corti, delle magliette leggere e ciò che indossereste per il periodo estivo (magari che asciughi anche velocemente), ma… NON TROPPE. Vi troverete a indossare questo tipo di indumenti solo per i primi giorni. I primi giorni suderete, gli ultimi al Nord, solo con delle magliette gelerete.


La questione freddo diventa importante non tanto quando si è fermi o a piedi, quanto invece quando si stanno percorrendo le centinaia di chilometri giornalieri su un mezzo totalmente privo di protezioni per il vento (se non il parabrezza). Sebbene le velocità di crociera non siano supersoniche (si avrà una media non superiore ai 50-55km/h quando andrete forte), partendo presto al mattino e arrivando la sera col buio, il vento freddo sarà una bella sfida da affrontare.


Per cui portatevi abbigliamento caldo e tecnico, in modo che sia efficace nel mantenimento di una temperatura corporea adeguata e non occupi troppo spazio nel borsone. Meglio vestirsi a strati, in modo da adattarsi più facilmente alle temperature man mano che si sale al Nord. Di base con una maglietta termica a maniche lunghe, un pile, uno smanicato da montagna e una giacca anti-vento mediamente imbottita ero abbastanza soddisfatto. Sotto i pantaloni un paio di termici. Altra cosa: le estremità del corpo devono stare al caldo, è fondamentale, per cui calze lunghe termiche/di lana e un paio decente di guanti. Guidare senza sentirsi più le dita dei piedi/delle mani non è bello. Io avevo sottovalutato la situazione per quanto riguarda le mani e i guanti presi (decathlon da 19€) non erano abbastanza pesanti. Risultato: più fermate lungo la strada per perdere dei chai e scaldarsi cuore e dita. Il che potrebbe non essere per forza un punto a sfavore.




Non starò qui a dilungarmi ulteriormente su ognuno degli oggetti indispensabili/che non tirerete mai fuori dallo zaino (NdR: a posteriori è successo, ho scritto troppo, ma potete tranquillamente scegliere di saltare tutta questa parte da nerd). Tralasciamo lo spazzolino o il paio di occhiali da sole, e anche il kit di sopravvivenza alla McGyver, ma ancora qualcosa vi servirà:


I. Cassetta degli attrezzi.

Se pensate possa esservi utile portarvi una piccola cassetta degli attrezzi con lo stretto necessario per far fronte ai futuri guasti del mezzo fatelo pure, ma considerate che la dotazione di base che vi forniranno con il mezzo sarà costituita da un astuccio contenente:


• un paio di chiavi inglesi,

• una chiave per la candela,

• una pinza,

• un paio di cacciaviti.


Consiglio personale per implementare la dotazione fornita (ricordandovi che questo consiglio vale solo se avete bagaglio da imbarcare, perché altrimenti il 90% di quello che elenco qui ve lo fermeranno al controllo di sicurezza):


• nastro americano

• nastro isolante

• multi-tool stile Leathermann, con coltello, pinza e un paio di punte di cacciavite

• chiave a pappagallo

• fil di ferro

• accendino + una ricarica di colla a caldo (da sciogliere in caso vi trovaste a dover incollare qualcosa al volo)

• tubetto di colla cianoacrilica/ resina bi-componente

• 10-15m di paracord


Avevo portato con me anche una piccola bomboletta di WD40, lubrificante-sbloccante multi-uso che può venire comodo in più di un’occasione.

Per quanto riguarda i controlli di sicurezza, nessun problema all’andata. Al ritorno dall’India, in cui prima di imbarcare è necessario far fare uno scan della valigia da stiva, la bomboletta è rimasta in aeroporto. Decidete voi, più una mia fissa averlo dietro con me.



Potreste pensare di aver sprecato spazio prezioso in caso nulla di tutto ciò vi tornerà utile nel viaggio, oppure uno qualsiasi degli strumenti qui sopra potrebbe salvarvi la gara in caso aveste qualche problema. Ancora una volta, scelta vostra.




II. Kit di pronto soccorso, con cerotti, garze, disinfettante, ecc… Quello classico rosso con custodia impermeabile che fino a poco tempo fa potevate trovare al Decathlon. Avevo letto che era inutile portarselo dietro in quanto si trovavano facilmente in tutta l’India: non ne ho visto neanche uno.



III. Kit pasticche/bustine per ogni necessità: Questa la mia selezione personale. • Antibiotico generico (nel mio caso Amoxicillina) • Ibuprofene (io avevo dietro del Moment ACT, che agisce in fretta) • Imodium (e in casi di emergenza ancora più grave del Normix) • Moment ACT • Antistaminico • Fermenti Lattici • Paracetamolo (che sia il generico, la Tachipirina o qualcosa che lo contenga). Quando sono andato a Londra a trovare un amico e mi sono beccato una mega influenza, mi ha fatto provare il Lemsip, una pillola gialla/rossa contenente anche Fenilefrina e Caffeina e che mi ha mantenuto in vita per 3 giorni di camminate per la città. • Gaviscon • Polase/bustina di magnesio/potassio come quello della Swisse, la migliore a mio parere. • Tubetto di Momendol



IV. Apparecchi Elettronici: Anche qui, questione piuttosto soggettiva. Vi scrivo la mia, poi fate voi. Gli indispensabili: - 1/2 Power Bank da 5000/10’000mAh con cavi annessi, per non restare con il cellulare, o qualsiasi altro dispositivo che potrebbe tirarvi fuori dai guai, scarico; - Cellulare. Anche qui, scelta vostra se averne o meno uno di backup. La nostra dotazione scelta per questa gara è stata: Un cellulare con SIM italiana + e-SIM indiana (Airalo con piano di 30 giorni), acquistata dall’Italia prima di partire (di provider ce ne sono tanti, ho scelto Airalo perchè si appoggia alla rete Jio, che insieme ad Airtel sono le due compagnie con maggiore copertura sul territorio indiano) + cellulare di backup in cui era installata una SIM fisica prepagata indiana (Airtel). Quest’ultima è stata fatta sul posto qualche giorno prima della partenza. Sostanzialmente il cellulare di backup lo si accendeva al mattino creando un hotspot al quale ci si connetteva con gli altri dispositivi e lo si spegneva la sera per metterlo in carica. Rimaneva di fatto nello zaino chiuso nella sua tasca e nessuno lo toccava più. La rete veniva usata per tutto ciò di cui si aveva necessità: mappe, percorso, prenotazioni camere, ricerca spot in giro, comunicazioni, social, ecc…Lasciando il traffico della e-SIM come backup. In alcune regioni una delle due reti a cui facevano riferimento le due SIM non aveva copertura, per cui ci si affidava all’altra. Di base dove non prendeva Jio prendeva Airtel e viceversa. Raramente ci sono state zone in cui eravamo totalmente senza copertura. Le differenze principali tra una e-SIM e una SIM prepagata indiana sono queste: - Costo: le e-SIM si fanno pagare. Con riferimento a quella acquistata per questo viaggio si parla di 35€ circa, contro i 3,50€ di una classica prepagata fisica fatta in India. - Validità: tutto dipende sempre dal piano della prepagata e dalla e-SIM scelte, ma quelle in questione avevano entrambe validità di 30 giorni. - Traffico: 20GB totali in 30 giorni, utilizzabili senza particolari cap giornalieri per quanto riguarda la e-SIM Airalo, 1,5GB giornalieri per 30 giorni per quanto riguardala SIM fisica Airtel. - Numero telefonico: l’e-SIM scelta aveva solo traffico dati, quindi non forniva un numero di telefono indiano. Quella fisica prepagata e fatta in India ovviamente era una SIM a tutti gli effetti, compresa di numero indiano fornito. - Territorio di validità: ci sono e-SIM che possono funzionare a livello internazionale, basta pagare. Quella scelta era valida solo in India, in qualsiasi sua regione, così come anche la prepagata Airtel.

- Hotspot: questo punto risulta fondamentale se si vuole sfruttare la connessione messa a disposizione da una SIM, anche da altri dispositivi. Se non vi interessasse, ci sono e-SIM (Holafly, per esempio, se non sbaglio) che ad un costo leggermente inferiore presentano le stesse caratteristiche di quella scelta, senza possibilità di creare un hotspot con il dispositivo su cui è stata installata. Nel mio caso sia la e-SIM che la SIM fisica di Airtel avevano questa opzione, fondamentale per condividere la connessione con il/i vostro/i compagno/i di squadra. N.B. Mentre l’e-SIM è facilmente ottenibile anche prima di partire (anzi conviene proprio procurarsela qualche giorno prima della partenza, in modo da attivarla prima del volo e una volta arrivati in India avere già la connessione disponibile in maniera automatica), la SIM fisica indiana risulta leggermente più complessa da ottenere. Per farla ci si può rivolgere ad un qualsiasi centro della compagnia telefonica scelta, presenti un po’ dappertutto negli aeroporti o nelle città, come succede da noi. Piccolo particolare: per ottenere una SIM indiana e quindi un numero telefonico indiano è necessario fornire un numero telefonico funzionante che sia PER FORZA indiano. Sembra un paradosso, ma è così. Il numero viene utilizzato per ricevere un codice di sicurezza per lo sblocco della nuova SIM. Ovviamente se voi non siete indiani si presuppone che non abbiate un numero indiano…Dovete arrangiarvi. O fate pena al commesso del punto vendita, chiedendogli di usare il suo numero personale per ricevere il suddetto codice (e poi magari gli allungate qualche decina di rupie per la gentilezza), oppure chiedete al guidatore del tuk-tuk che vi ha accompagnato al negozio di poter usare il suo cellulare, oppure…inventatevi qualcosa. La signorina del punto vendita a cui abbiamo fatto pena noi e che ci ha gentilmente attivato la nostra SIM indiana utilizzando il suo cellulare (dopo una mezz’oretta di attesa, tra documenti compilati, foto, fotocopie documenti e domande varie) si è successivamente illuminata quando le abbiamo allungato 100 rupie per il disturbo (poco più di 1€). - Luci/torce/fari. Partendo dal presupposto che pare che chi viaggi guidando, che sia una gara o meno, abbia questo mantra intoccabile del “non si guida col buio”, vi potrebbe capitare di farlo (anche più volte). Sia perché potreste non aver fatto alcun piano per la giornata e potreste ritrovarvi nel mezzo del nulla mentre il sole cala e sarete costretti a raggiungere qualche posto in un modo o in un altro (a meno che non abbiate scelto di fare i boyscout, e allora potreste decidere di piantare la vostra tenda esattamente dove vi trovate), sia perché invece i calcoli ve li siete fatti e l’obiettivo da raggiungere per poi ripartire il giorno seguente dista ancora qualche decina di km. In ogni caso tutti partiamo con i buoni propositi dell’essere sotto le coperte quando fa buio, ma poi alla fine almeno una volta questo fatidico buio lo si affronta. Bene. Noi 5-6 serate di guida notturna alla fine ce le siamo “concesse”. Di base, a meno che non vi troviate in una città o su uno dei pochi tratti autostradali illuminati da lampioni, in India quando il sole cala è buio. Ma buio che non ci sono altre luci se non quella della luna e i vostri fari del mezzo. Quindi almeno una torcia e/o una luce da testa portatevela dietro, giusto per non girare (come alla fine sempre si finisce per fare) con il flash del cellulare. Se poi voleste implementare anche il reparto fari del mezzo pensatevela un attimo. Noi avevamo deciso di farlo con un paio di faretti fotografici fissati con delle mini-clamp direttamente alla carrozzeria. L’alimentazione era affidata alle loro batterie interne e al collegamento a un powerbank in grado di supportarli. Non sarebbe stata neanche una cattiva idea. La batteria resisteva più del necessario per le tratte notturne, i fissaggi erano saldi e non si muovevano (se non per qualche buco e dosso di troppo). L’unico vero problema era la direzionalità. Di luce i faretti ne facevano anche abbastanza, ma non essendo pensati per quello scopo, il fascio luminoso non era concentrato in alcun modo, anzi era totalmente diffuso. Risultato: fungevano bene da segnalatori per la nostra presenza sulle strade ma, a meno di montarli molto vicini all’asfalto non fornivano un grande aiuto alla guida. Certo meglio di niente, ma per non fare lo stesso nostro errore quello che vi suggerisco, sempre che vogliate implementare l’impianto già esistente sul mezzo (sì fa poca luce, pochissima se vi capitasse il modello vecchio a 2 tempi), è di prendere 1-2 faretti pensati per l’uso stradale, che abbiano quindi una parabola riflettente che riesca a concentrare il fascio luminoso in una determinata direzione. Come alimentarlo/i potete pensare ad una piccola batteria da 12v che potrete acquistare direttamente sul posto o, a seconda dell’assorbimento del vostro faretto, provare a tentarvela anche con un power bank di qualità e uno step-up per la tensione (si trovano a pochi euro su Interenet).

- Foto/video. Nulla di più soggettivo. Mi limiterò a riportare qui la dotazione personale, di una persona che non voleva farsi particolari problemi nell’ attenzione riservata a come si sarebbero trasportati gli apparecchi fotografici. Alla fine ho deciso di andare full analogico per gli scatti fotografici, perché di macchine digitali compatte non ne avevo e di portare dietro una DSLR full-frame con un parco obiettivi impegnativo e un peso di chili e chili non ne avevo voglia, sia per gli ingombri che per la cura che avrei dovuto impiegare nel loro utilizzo. Secondo me non ne vale più la pena. Gli svantaggi sono più dei vantaggi. Questo in generale, figurarsi in un viaggio come questo.



Quindi: - Yashika T3 Super: macchina a rullino 35mm punta e scatta con autofocus ed esposizione automatica. Ormai compagna di viaggi da qualche anno non mi ha ancora deluso. Affidabile, solida, contenuta nelle dimensioni. A cambiare un rullino ci si mettono 30 secondi; auto-avvolgimento, obiettivo con lenti Zeiss di ottima fattura, consuma pochissima batteria e fa delle foto di gran qualità. - Un paio di usa e getta a rullino di emergenza, occupano poco spazio, pesano poco e fanno molto “gita delle elementari”, - DJI OSMO Action: action-cam prestata da un amico (che ringrazio) perchè “non puoi andare in India e non portartela”. Carina, semplice, veloce, comoda. Non sono il tipo da girare grandi video, fare inquadrature spettacolari, vlog commentati ecc…Però fa timelapse, hyperlapse e tutto il resto. Questa con un paio di agganci, tipo quello da torace o quello da testa, può venire utile soprattutto se voleste fare qualche ripresa e far capire agli amici quando tornerete cosa vorrà dire guidare nel traffico indiano. Oppure se voleste filmare in posti in cui non dare troppo nell’occhio (vicoli, slum, ghat, ecc…) - iPhone 13 Pro: si rivela la scelta che userete nel 90% delle situazioni. Non c’è tanto da discutere. Lo avete sempre in tasca, lo usate tutti i giorni, tutto il giorno, per qualsiasi cosa e ormai lo spazio di memoria li ha fatti diventare anche dei dispositivi di archiviazione per quanto possano essere capienti. Il vostro cellulare è l’apparecchio più immediato per riprendere/scattare in digitale. La qualità, sopra una determinata soglia di decenza, incide troppo poco rispetto agli altri fattori. Usatelo e stop con qualsiasi altro discorso su qualità e professionalità. Per tutto il resto della dotazione tecnologica (caricabatterie, cavetti, adattatori, ecc…) tenete a mente una sola cosa: viaggiate il più leggeri possibile —> portatevi poca roba e solo ciò che siete sicuri DOVRETE usare. Si ha sempre l’impulso a portare troppo. Fermatevi e togliete tutto ciò che non è INDISPENSABILE.

In linea di massima non avrete problemi di corrente. Se avete l’autonomia sufficiente per affrontare le ore della giornata in cui sarete a bordo del vostro mezzo, allora siete a posto. In qualsiasi stanza che abbiamo trovato (che sia quella di un hotel di lusso o di una baracca senza acqua calda), l’elettricità per ricaricare tutto non è mai stata un problema.

V. Vaccinazioni L’argomento dei vaccini può essere controverso. Sia chiaro, in un viaggio come questo la scelta non è se farli o no, a meno che decidiate di assumervi il rischio di prendervi qualcosa di brutto durante la gara o, ancora prima, di essere fermati da un controllo più specifico alla dogana indiana che vi troverebbe senza uno dei vaccini richiesti. La scelta, dicevo, è capire quali fare. Questo perché, a seconda della vostra ASL di riferimento, le scelte variano, a pura discrezione del medico con il quale parlerete per spiegargli cosa vi sia saltato in mente di andare a fare in India. Di base si conta sul fatto che vaccini contro tetano, difterite, pertosse e poliomielite possiate già averli (il famoso quadri-valente). Se siete abbastanza giovani potreste avere addirittura l’esavalente (Difterite, Tetano, Pertosse, Epatite B, Poliomielite). Oltre a questi vi daranno da fare in genere tifo, colera ed epatite A. Se proprio voleste fare all-in potrebbero consigliarvi (o potreste chiedere voi) l’encefalite giapponese, la rabbia e la profilassi malarica (non esiste vaccino per la malaria. Esistono due principali profilassi a base di pasticconi da prendere dall’inizio alla fine del viaggio, a seconda della tipologia, o tutti i giorni con meno effetti collaterali o una volta la settimana e un po’ più pesanti). Io ho scelto di rinnovare la mia collezione sul libretto vaccinale e farle un po’ tutte, giusto per essere bucato circa 6-8 volte in posti diversi e aumentare il grado personale di masochismo. N.B. a meno che non stiate andando in India come parte di un progetto umanitario, tutte le vaccinazioni si pagano, e anche care.



VI. Documenti I documenti richiesti per prendere parte alla gara sono praticamente gli stessi che dovreste avere con voi qualora decideste anche solo di visitare liberamente l’India, quindi: - Passaporto valido: E fino a qui nulla da dire. - Visto o e-Visa: Per quanto riguarda la questione del visto la faccio semplice: il modo più comodo, veloce ed economico è richiedere un visto elettronico (o e-Visa) attraverso il sito dell’ambasciata indiana. Dovrete compilare 5-6 pagine di form dal suddetto sito, comunicare praticamente tutti i dati personali in vostro possesso, comprensivi di biglietti aerei, e di un contatto di un hotel/home-stay in cui alloggerete almeno per una prima notte in India, rispondere a domande varie (tra cui alcune piuttosto interessanti), caricare una foto-tessera e pagare 25€ circa. Così facendo la vostra richiesta sarà registrata. Tempo 1-2 giorni, se il governo indiano decide di accogliervi tra le sue braccia, vi arriverà direttamente via mail una comunicazione con l’esito positivo della vostra domanda. A quel punto potrete scaricare (e stampare) quello che comunemente si dice essere il vostro visto elettronico, anche se in realtà non è esattamente un visto, quanto più una ETA (Electronic Travel Authorization), ovvero un permesso che sancirà il vostro diritto a prendere un aereo con una destinazione indiana e presentarvi successivamente alla dogana nell’aeroporto nel quale atterrerete. Solo a quel punto, dopo qualche ulteriore domanda, la richiesta del vostro passaporto, di quanti giorni vi fermerete nel Paese e dell’ETA in vostro possesso ed esclusivamente sotto forma di documento STAMPATO su foglio di carta, riceverete il vostro bel timbro sul passaporto, che di fatto costituisce il vero e proprio visto indiano, comprensivo di data di scadenza. Ci sono diverse tipologie di e-visa per le quali si può fare richiesta, la più semplice e quella che basterà per la gara sarà quella base con durata di 30 giorni. ATTENZIONE: unica accortezza a cui dovrete stare attenti e dettaglio non troppo chiaro (che potrebbe compromettervi TUTTO) è quella di presentare la domanda online per l’e-visa non troppo in anticipo rispetto alla data di partenza del vostro viaggio, in quanto dal momento in cui riceverete via mail la conferma per la vostra domanda, quindi dal momento in cui sarà disponibile il vostro documento di ETA che dovrete stampare e portare con voi, avrete 30 giorni per poter entrare nel Paese (e dal momento in cui entrerete in India scatterà poi la validità del periodo per il quale avrete richiesto il visto, quindi 30, 90, ecc… giorni). Per esempio se avete il volo il 27 Dicembre e fate richiesta per il visto elettronico il 10 Novembre (per esempio), andreste in aeroporto con un ETA non più valido e non vi lascerebbero neanche decollare. Infatti in quel caso potreste ricevere la conferma il 12 Novembre, un paio di giorni dopo la vostra domanda. Dal 12 Novembre avreste 30gg per entrare in India e quindi tempo solo fino al 12 Dicembre. Quindi, in quel caso, fate richiesta dell’e-visa non prima del 27 Novembre (vi consiglio anche una settimana dopo, in modo da avere un po’ di cuscinetto), così da essere tranquilli. Io ho fatto richiesta un sabato sera e ho ricevuto l’ETA da stampare la domenica mattina successiva. - Assicurazione sanitaria/di viaggio: L’assicurazione di viaggio non è di base obbligatoria per nessun Paese, ma l’organizzazione della Rickshaw Run la richiede espressamente come necessaria per tutti gli iscritti alla gara, pena l’eliminazione del team. Detto che a loro basta di base che il numero di polizza che fornirete sia valido, intestato a voi e che si tratti di un’assicurazione viaggio, non ci sono richieste particolari su clausole, coperture specifiche ecc… Per un’esperienza come questa quanto meno bisognerebbe coprirsi le spalle con un’assicurazione decente, che sia valida nel Paese in questione, che abbia degli strumenti di copertura prima di tutto sull’aspetto sanitario in caso di imprevisti, problemi di salute, incidenti, ecc… Con massimali un minimo sensati, ma la più grande problematica è che la quasi totalità delle compagnie assicurative non coprono espressamente situazioni estreme, sport pericolosi, attività agonistiche o gare automobilistiche/motociclistiche. Non c’è molto spazio di interpretazione della cosa e io personalmente di compagnie che coprissero anche questa condizione non ne ho trovate. L’organizzazione dal lato suo non lo richiede, anche se menziona che, in caso di imprevisti di qualsiasi tipo, la Rickshaw Run non è davvero una gara, non essendoci competizione, nè classifiche nè premiazioni, quanto più un noleggio a lungo termine di mezzo a motore…Voi siate consapevoli dei chiaro-scuri della questione, perché (sia mai) se vi doveste trovare in situazioni poco comode è bene che conosciate i limiti vostri/della gara rispetto alle coperture della vostra assicurazione. Personalmente la mia scelta per il team alla fine è ricaduta sulla compagnia Axà Assicurazioni, con la polizza Tripy 360, che prevede sia una copertura sanitaria (infortuni, spese mediche, assistenza), rimpatrio per necessità o emergenze, coperutra bagagli smarriti, responsabilità civile, ecc… Di possibilità ce ne sono davvero mille, l’importante è che scegliate delle assicurazioni con un minimo di credibilità e delle coperture con massimali e franchigie sensate. Tenetevi il numero d’emergenza a portata di mano e partite. Se tutto andrà bene vi dimenticherete anche di averla fatta e non usufruirete neanche di mezzo servizio per cui la state pagando. - Patente internazionale valida per la guida di un veicolo di categoria A2 o B: Facilmente ottenibile o immergendosi autonomamente nella richiesta attraverso la compilazione di un tot di documenti da spedire o rivolgendosi ad un ufficio che si occupi automaticamente della vostra pratica (ACI, autoscuole o simili). In quest’ultimo caso ovviamente pagherete anche il servizio, ma in un mesetto circa (quindi partite per tempo), avrete la vostra patente internazionale in tasca. L’unica operazione non troppo felice è che vi dovrete recare in Comune per autenticare una vostra foto-tessera. Costo dell’operazione: qualche centesimo (da pagare espressamente in contanti, almeno nel mio Comune). È più il tempo che perderete a fissare l’appuntamento in Comune che quello che ci impiegherete per l’operazione per cui vi starete recando lì. Purtroppo, aderendo l’India alla Convenzione di Ginevra (e non a quella di Vienna), il periodo di validità della patente Internazionale sarà di solo 1 anno, invece che di 3.





Il mezzo

Non si è ancora parlato di quello che sarà il vostro compagno per 15 giorni di gara (se tutto andrà bene). 

Sarà l’anima del viaggio, il vostro eroe (o la vostra eroina, a seconda di che sesso deciderete sarà), colui/colei su cui riporrete qualsiasi speranza e fiducia perché se rimarrete a piedi…beh a quel punto dovrete capire come cavarvela.



Probabilmente uno dei primi incentivi ad iscrivervi a questa pazzia sarà stata la possibilità di avere una livrea tutta personalizzata per il vostro team. Quindi una volta realizzata in digitale, spedita agli organizzatori e aspettato in trepidante attesa, non vedrete l’ora di vederne la realizzazione dipinta sul vostro tuk-tuk.

Non scriverò nulla a riguardo, perchè penso che sia proprio una delle cose che vi lanceranno nella gara e che sia giusto lasciarne la sorpresa.




Vorrei solo darvi un piccolo suggerimento a riguardo: se decideste di disegnare la livrea del vostro mezzo il più minimale e semplice possibile, in maniera che sia riproducibile facilmente, vi dico di non farvi problemi, e anzi azzardare con qualcosa anche di un po’ più complesso di quello che avevate in mente. Non sempre fornire qualcosa di facile esecuzione ripaga. E qui non aggiungo altro…





Prima della partenza (e in realtà fino alla festa d’inizio) non era assolutamente chiaro che alcuni team avrebbero avuto un tuk-tuk a 4 tempi e altri a 2 tempi. Personalmente pensavo ci assegnassero un 2 tempi, sul quale si sarebbe potuto minimamente mettere le mani se fosse successo qualcosa di non troppo grave (cavo del freno, cavo frizione, controllo candela e pulizia carburatore, ecc…), invece la sorte ci ha dato un 4 tempi, sul quale risulta molto più difficile (= quasi impossibile) operare in casi di emergenza. A posteriori in realtà abbiamo ringraziato per averci assegnato quest’ultimo, vedendo come (non) sono arrivati alcuni team che guidavano la versione 2 tempi. Resistenza e affidabilità del mezzo a 4 tempi sono risultate di gran lunga superiori a quelle dei fratellini minori, più vecchi (quindi con più chilometri sulle spalle) e meno tenaci, soprattutto nei tratti in cui il motore veniva stressato molto (le salite e i tratti autostradali in cui si teneva il gas spalancato). Inoltre l’impianto di illuminazione del 4 tempi risulta molto più efficace e sebbene rimanga piuttosto sotto-dimensionato, in confronto ai lumini montati sul 2 tempi, con gli abbaglianti accesi sembrava di avere quanto meno una visibilità di qualche metro davanti.






Il modello in questione era un Bajaj RE 150 4 tempi, 4 marce, con impianto frenante idraulico e doppia candela. Avviamento elettrico. Il nostro aveva sulle spalle presumibilmente un’altra run precedente, segnando il tachimetro poco meno di 4000km.

Velocità massima in discesa e col vento a favore: circa 75km/h da strumentazione, quindi saranno stati poco meno di 70 effettivi.


Avendo la fortuna di avere uno zio che restaura mezzi d’epoca mi ero già fatto un po’ un’idea del mezzo dando un’occhiata alle Apecar della Piaggio, la cui guida è assolutamente identica a quella di una Vespa e il cui progetto è proprio quello ripreso dall’indiana Bajaj. Ciò che nel nostro cambiava era il motore a 4 tempi e non a 2 e il freno che era ripartito automaticamente avanti-dietro e si azionava con il solo pedale.







Preparazione del tuk tuk

Che cosa vi lasciano come dotazione quando vi consegneranno il mezzo?

I documenti da portare sempre con voi, le chiavi e un astuccio con un paio di attrezzi, comprendenti (come già scritto prima):

• un paio di chiavi inglesi,

• una chiave per avvitare/svitare la candela,

• una pinza,

• un paio di cacciaviti.


Sarà vostra responsabilità attrezzare il vostro tuk-tuk con qualsiasi altra cosa riteniate possa servirvi lungo la via. Questo mezzo vi accompagnerà durante tutti i 15 giorni di gara, per cui siate gentili, dategli un nome.


Il nostro terzo membro della gara era proprio lei, la Gianna.



Si è contraddistinta per fedeltà, prestazioni e prepotenza sulle strade indiane, da quelle a 5 corsie agli sterrati più impervi e fangosi delle campagne in mezzo al nulla.


I fari del mezzo non sono troppo male, o meglio, come detto, quelli del modello a 4 tempi superavano le aspettative dei lumini che potevate pensare fossero installati su un Apecar. L’illuminazione a giorno è ovviamente altra cosa. Tutt’altra cosa. Per questo, come già anticipato in una delle sezioni precedenti, ero riuscito ad infilare nel borsone anche il kit che ho pensato ci avrebbe salvato la vita fornendoci una visuale di decine di metri sulla strada da percorrere: due faresti led da fotografia con altrettante mini-clamp da stringere alla carrozzeria. Sapevo non sarebbero state la soluzione finale, ma diciamo che fornivano poca profondità di illuminazione. Erano utili se fissati lateralmente e in posizione bassa, come fossero dei fendinebbia, per illuminare i bordi della strada, ma sicuramente non come sostituti degli abbaglianti. Sicuramente permettevano di farsi vedere maggiormente da chi viaggiava nella nostra stessa carreggiata, ma in verso opposto (che fosse nella corsia di emergenza o in una qualsiasi delle altre, tutto normale per l’India). Per cui, se proprio vi voleste portare qualcosa per implementare l’impianto luci del mezzo, il consiglio personale che posso darvi è quello di prendere anche un solo faretto led, ad uso automotive però, che quindi abbia una direzionali e profondità maggiore del fascio luminoso. Per quanto riguarda la sua alimentazione e per non aggiungere un’altra batteria al mezzo (soluzione comunque non da scartare a priori), vedete un po’ di inventarvi qualcosa con un bel power-bank e un adattatore di voltaggio, in caso. Altrimenti affidatevi all’impianto di illuminazione stock, che comunque è parte anch’esso dell’esperienza di gara.

Sicuramente essenziale sarà una tanica per la benzina. Portarvi dietro una riserva da 10 litri che vi consente quasi di triplicare l’autonomia del mezzo non è male. Quelle in plastica bianca andranno benissimo e con un imbuto (qualsiasi) non rischierete neanche di versarne metà per terra ogni volta che avrete bisogno di fare un pieno nel mezzo del nulla.

Per quanto riguarda l'olio motore: sarà essenziale se avrete un 2 tempi. Dovrete fare la miscela se il mezzo non avrà un miscelatore automatico e quindi ogni volta che vi fermerete a fare benzina dovrete avere con voi una piccola bottiglietta graduata per capire quanto olio buttare nel serbatoio prima di versarci la benzina. Il 2 tempi usa l'olio che mettete nella miscela per lubrificare (e anche nel processo di combustione). Il 4 tempi avrà il suo olio motore, non dovrete fare miscela, ma vi basterà versare benzina nel serbatorio e stop. Ovviamente anche nel 4 tempi l'olio è fondamentale e dovrete comunque tener conto del suo livello. Tuttavia se tutto va come deve andare, basterà un check del livello ogni mattina prima della partenza e stop.

Quindi:

- Avete un 2 tempi, tenete conto di avere sempre dietro l'olio da miscela che viservirà ogni volta che vi fermerete ad un distributore di benzina (o in mezzo alla strada con la vostra tanica di carburante) per fare la miscela.

- Avete un 4 tempi, prendetevi una piccola bottiglietta di olio motore prima di partire da tenere sotto il sedile, in caso ne abbiate bisogno per rabboccare il livello.



Detto questo i distributori di carburante sono una delle cose di cui abbiamo sentito meno la mancanza. Ogni tot, che siate su autostrade o normali stradine, ne troverete uno, per cui portarsi dietro una tanica supplementare sarà buona cosa, ma la benzina in linea di massima non mancherà.


Se proprio voleste la dotazione completa prendete con voi anche un colino, il più fine possibile. Ci hanno detto che alcuni impianti di rifornimento non hanno della benzina troppo pulita e meno sporco vi buttate nel serbatoio, meglio è. Tuttavia, dopo averla usata per i primi 3-4 giorni ad ogni pieno (del serbatoio e della tanica), sinceramente abbiamo smesso di usarla in quanto: o la benzina non era così sporca, o il colino aveva le maglie della retina troppo grandi, e quindi non filtrava abbastanza. In ogni caso era inutile.



Gli elastici con i ganci, per capirci quelli che si usano sulle moto per fissare le borse, sono un altro oggetto particolarmente utile per tenere ferme le vostre valigie, per creare una sorta di barriera posticcia nella parte dei sedili posteriori (dove ci dovrebbe essere una portiera che nell’allestimento risciò non è presente), per evitare che uno dei vostri zaini possa cadere lungo la strada mentre percorrerete centinaia di km. In ogni caso 2-3 cinghie di questo tipo possono sempre essere utili.


Come detto, un’implementazione degli attrezzi di base, se aveste ancora un piccolo spazio nel borsone, prendetelo, insieme ad un paio di candele.


Tutti questi orpelli, se non per gli attrezzi, non portateveli da casa. Per le candele non sapreste banalmente il modello prima di vedere che motore avrete sotto il sedile e in più ogni cosa occupa spazio prezioso in valigia e li trovereste a poche rupie negli innumerevoli negozi a Fort Kochi qualche giorno prima dell’inizio gara.

Sì, è vero, i prezzi in questi negozietti, abituati alla partenza della rickshaw run, e quindi furbi nel fare il prezzone per il turista, potrebbero essere leggermente viziati rispetto a quelli che potreste trovare in altre parti dell’India meno turistiche, ma contrattazione alla mano riuscirete comunque a strappare un buon prezzo. 






DURANTE LA GARA


Tralasciamo la partenza, le nuvole di polvere e miscela, i clacson, quasi 70 tuk-tuk che scalpitano per andarsi a perdere in ogni angolo del Paese. 

Se si racconta tutto poi si perde la magia del momento, lo spirito dell’avventura.

Diciamo che siete partiti, che siete in viaggio, che state percorrendo già qualche centinaio di quella manciata di migliaia di chilometri che dovrete percorrere per raggiungere il vostro traguardo.





Il percorso

Qui si potrebbe aprire un capitolo solo per parlare delle strade diverse che ogni team può decidere (e di fatto deciderà) di intraprendere per affrontare la gara. 

Ci sarà chi tirerà dritto cercando di fare meno chilometri, in modo da rimanere il meno possibile con la presa salda sul manubrio e magari avere più tempo per stare fuori dal tuk-tuk, anche se questo potrebbe voler dire non riuscire a visitare alcuni posti, a meno che non siano esattamente sul percorso scelto.

Altri, avendo già un’idea più o meno chiara dei punti di interesse da cui si vorrebbe passare, costruirà il suo itinerario in base a questi ultimi, anche se probabilmente questo significherà allungare anche di molto la strada prima di tagliare il traguardo.

Poi ci sarà chi, senza la minima idea di dover voler andare, da dove passare e senza aver pianificato il percorso, deciderà giorno dopo giorno quale potrà essere la via più “giusta” per questo viaggio.

Inutile dire di quale categoria abbiamo fatto parte…

Per quanto programmare il percorso da intraprendere per la gara possa essere infatti una scelta forse più sicura, alla fine le decisioni vere e proprie le prenderete sul momento o, al massimo, il giorno prima per quello successivo. 




L’imprevedibilità vi accompagnerà per tutto il viaggio. Bisognerà fare i conti con l’affidabilità del mezzo, la condizione delle strade, del traffico e del meteo, il trovarvi davanti a posti in cui vi vorrete fermare; per cui le decisioni prese all’ultimo scandiranno le vostre giornate di gara e presto vi accorgerete che sarà totalmente inutile farvi dei piani a medio-lungo termine. 

Il percorso non sarete solo voi a deciderlo, ci saranno tutti quei fattori che non potrete prevedere e che faranno parte della vostra avventura.

Finirete per costruirvi la vostra gara un giorno dopo l’altro, sbaglierete direzione e dovrete poi deviare verso un’altra, impiegherete più tempo a percorrere un tratto perchè troverete traffico, vi imbatterete in delle deviazioni stradali, o banalmente, non avrete tenuto conto di quanto possa essere lento un mezzo come questo (lasciamo stare se in salita).

Non c‘è molto altro da dire circa il percorso. 

Non ce n’è uno migliore dell’altro. 

Non si tratta di decidere se passare dalla costa o dall’interno, non è un bianco o nero, sarete sempre in tempo per deviare dalle vostre scelte, per aggiustare le vostre previsioni, per cambiare idea. Esplorate quello che viene, non fate troppi piani e non pensate di poter visitare molto, come se foste in una vacanza qualsiasi. I chilometri sono tanti, come detto il tuk-tuk è lento, e le ore in una giornata sono sempre quelle, per cui vi troverete spesso a guidare per buona parte delle vostre ore.


Ad un certo punto, dopo che avrete preso dimestichezza con le tempistiche, le distanze e la routine di gara, azzardate anche una sorta di piano abbozzato circa la zona in cui potreste riuscire ad arrivare nei 2-3 giorni successivi. Questo per capire se sarete in grado di concedervi 1-2 giorni in cui non macinerete troppi chilometri.

Verrà naturale, come tutto il resto, ma il mio consiglio è: fatelo. 

Fatelo perchè fermarsi anche solo un giorno per respirare non solo polvere e miscela fa bene, alla testa, alla schiena e al cuore.

Regalatevi un giorno o due di stop. 

Ve lo meriterete.




Qui sotto, giusto per darvi un’idea vi lascio la mappa aggiornata con tutti i percorsi scelti dai vari team della nostra edizione. 

Come vedrete non ci potrebbe essere nulla di più vario. 




Siamo partiti il primo giorno totalmente senza piani. Abbiamo poi deciso di andare verso la costa, seguendo un paio di punti di interesse e cittadine da vedere. Poi di farcela tutta lungo la costa non ne andavamo matti, avremmo voluto vedere anche l’interno. E così abbiamo fatto. 

Dopodiché è arrivata la scelta di passare da Varanasi e la successiva corsa per raggiungere una città che altrimenti non sarebbe stata proprio troppo ‘lungo la via’. 

Ma non ce ne siamo pentiti e siamo stati un giorno intero a camminare per la città, i vicoli, in mezzo alla gente e alle loro storie. Dopo la giornata fermi bisognava però affrettarsi un po’ perchè l’arrivo non era ancora così vicino e le strade verso il Nord sembravano abbastanza tortuose. Come se non bastasse, poco prima di passare lo stretto verso il Nord, direzione Bagdogra, ci è venuta la malsana idea di fare ancora una piccola deviazione, verso Darjeeling, per vedere una delle regioni più densamente coltivate per quanto riguarda le piantagioni di the. 





La città, quasi alle pendici della catena dell’Himalaya non ci ha deluso. Più che la città in realtà è stato il paesaggio a toglierci il fiato. Ogni deviazione si porta dietro dei chilometri in più e del tempo in meno per stare fermi, ma vi lascia qualcosa che vale molto. 


L’ultima tirata verso l’arrivo è andata via in scioltezza. 

Dopo 15 giorni ci si affeziona un po’ a tutto quello che fino a due settimane prima non si aveva neanche idea esistesse. Così, davanti al traguardo, abbiamo fatto dietro front per goderci ancora qualche ora in compagnia del nostro fidato mezzo a tre ruote.


Abbiamo concluso la nostra gara verso le 13 del 15 febbraio, tra i primi 10-15 tuk-tuk, dei 69 in gara, e con la fotta di avercela fatta, ma anche già la nostalgia del viaggio che era stato, abbiamo salutato la nostra compagna d’avventura.






Il Diario

La prima sera, arrivati in stanza, stanchi per aver già subito guidato col buio, mi è venuto l’impulso di scrivere due righe di resoconto della giornata. E così ho fatto il secondo ed il terzo giorno. Poi il quarto ed il quinto, e alla fine quelle due righe a sera sono diventate un piccolo diario di viaggio, insieme alle foto della giornata.

Senza pretese, con molti errori di battitura e senza obiettivi particolari, se non quello di fissare a caldo le sensazioni di ogni giorno e condividere quella manciata di immagini e pensieri raccolti durante le ore di guida.

Ve lo lascio QUI, sotto forma delle storie di Instagram usate per pubblicarlo, perchè per certi versi forse è più utile quello che tutto ciò che ho buttato giù finora.





Note a caso

Qui di seguito, totalmente in ordine sparso, qualche consiglio, pensiero, osservazione che potreste (o meno) trovare utili. Ripeto, non voglio togliere a nessuno il gusto della scoperta, quindi liberi ovviamente di leggerne solo una parte, tutti o nessuno.



I. CIBO. Durante gli spostamenti dovrete fare delle pause o fermarvi per mangiare un boccone. Fatelo lungo le strade. Non perdete tempo a cercare dei centri abitati in cui sperare di trovare un ristorante o un posto che vi ispiri. Fermatevi nella prima baracca che trovate lungo la strada e rimanetene stupiti. Stupiti di quello che vi proporrà da mangiare, stupiti per l’accoglienza, per la curiosità di sapere da dove venite e come le vostre strade si sono incrociate. Stupitevi per quanto difficile sarà trovare del cibo cattivo, e quanto anzi risulti tutto sempre incredibilmente buono, saporito, fresco, gustoso, fatto bene. Non aspettate di rimanere colpiti guardando un posto da fuori. È difficile trovarne di quelli che vi ispirano solo guardandoli di sfuggita mentre state viaggiando, ma fidatevi, fermatevi anche in quelli più insospettabili perché vi sorprenderanno. Scegliete un qualsiasi posto che cucini sul momento e con dei clienti, più ce ne sono di media, più andrete sul sicuro. Funziona così dappertutto nel mondo. E anche qui non sbaglierete.

Questo non per dire che dovrete evitare i ristoranti, ma per quello che è stato, il cibo più gustoso, tipico e soprattutto soddisfacente a livello di esperienza è stato quello che abbiamo trovato lungo la strada, fosse un carrello con cucina mobile e pietanze da mangiare in piedi e con le mani, o posti leggermente più organizzati, con sedie e tavoli. Da veloci samosa appena fritti, ad un pasto completo con riso, pollo, verdure fatte in qualsiasi modo, mangerete incredibilmente bene.



II. PREZZI e PAGAMENTI. Certo, in India costa tutto piuttosto poco, o comunque considerevolmente meno di quello che siete abituati vivendo in una qualsiasi città europea. Alcune cose però costeranno davvero poco. Il cibo in India è decisamente la cosa più economica di tutte. Ogni volta che si finiva un pasto mi stupivo di quanto poco avessimo speso e quanto bene avessimo mangiato. Ci sono state delle sere che con poco più di 2€ abbiamo mangiato in due da saziarci. Se invece vorrete provare posti più pettinati e/o turistici, noi abbiamo speso un massimo di 16€ a persona a Pondicherry, una ex-colonia francese sulla costa orientale, in un ristorante che aveva come sala da pranzo un cortile interno di una villa del centro storico. Portatevi sempre dietro un po’ di contanti e non avrete problemi. Se avete delle carte che prevedono delle commissioni sui prelievi all’estero, visto che ne farete un bel po’, per non avere il portafoglio letteralmente pieno di banconote, prendete prima di partire una di quelle carte alla Revolut, che potete gestire tranquillamente dall’app e che vi garantiscono i prelievi gratuiti in tutto il mondo, a fronte di un canone mensile. In caso non vi servisse più la dismetterete il mese dopo la gara. Personalmente mi sono trovato benissimo, sia a livello di funzionalità dell’app che di comodità d’uso della carta e non ho mai avuto problemi in nessun ATM. Il pagamento con carta è di base accettato in tutta l’India (ovvio non nei negozietti più piccoli o in alcuni punti di ristoro lungo la strada). Potrebbe capitarvi che alcuni posti accettino il pagamento con carta, ma che il loro circuito non sia abilitato alle “carte internazionali”. In quel caso c’è poco da fare, o provate con un’altra carta o dovrete pagare in contanti. Tuttavia nelle città e anche nei centri abitati non troppo piccoli gli ATM non sono così rari. Di solito noi si prelevava la somma massima erogabile in un’unica operazione, pari a 10000 rupie (un po’ più di 100€). Se aveste bisogno di ritirare più denaro basterà effettuare semplicemente più operazioni successive.

III. CHAI. Vi fermerete abbiamo detto, e anche molte volte. Gli ammortizzatori del tuk-tuk non sono esattamente il componente più sviluppato del mezzo e la mancanza di portiere e finestrini renderà il viaggio (soprattutto per chi starà sulla panca posteriore) un’esperienza abbastanza agitata. Noi in Italia ci si ferma per bere un caffè in autogrill di solito. In India fanno lo stesso, ma molto più spesso e non con il caffè, ma con il chai. Il chai è il lubrificante che fa girare gli ingranaggi della società indiana. Il chai (ovvero “the”), anche detto masala chai (ovvero “the con mix di spezie”) è un the (la cui tipologia cambia a seconda della regione in cui vi troverete, ma di base trattasi di the nero) che viene preparato e cotto insieme con del latte (esclusivamente intero) e con appunto l’aggiunta di un mix di spezie tra cui cardamomo, chiodi di garofano, cannella, pepe e zenzero e molto zucchero. Ovviamente la ricetta non è una sola e vi accorgerete durante il viaggio, da Sud a Nord, quanto cambierà questa bevanda.


In linea di massima al Sud risulterà più speziato, con un the meno forte, mentre al Nord la teina si farà sentire, ma il mix di spezie sarà più leggero e vi solleticherà meno la gola. A noi personalmente quello del sud ha fatto impazzire. Superate il primo ostacolo delle aspettative igieniche (ma vi verrà quasi naturale dopo qualche giorno), e provatene più che potrete. Troverete chi ve lo servirà in bicchierini di carta, chi in vetro, chi in tazzine e chi in piccole scodelle di terracotta totalmente artigianali e, abbiamo scoperto con grande stupore, mono-uso. Sono sottili, fatte di fango cotto/terracotta grezza e mai diresti che siano utilizzate per una singola volta e poi buttate via. Svolto il loro dovere, ritorneranno in un fiume o semplicemente nella terra e si decomporranno completamente, sciolte dall’acqua.



IV. MANUTENZIONE TUK-TUK. Se sarete fortunati e tratterete bene il vostro mezzo, non ci sarà troppo da fare. Molto probabilmente se vi sarà assegnato un 4 tempi al posto che un 2 tempi, allora avrete ancora meno brutte sorprese (sempre su base probabilistica, nulla di certo). Siete preparati, avete il possibile nella vostra cassetta degli attrezzi e se qualcosa non ci sarà, allora molto probabilmente saranno problemi per i quali dovrete trovare un meccanico e un’officina. Ci sono però due cose fondamentali che vi si chiederà di fare per preservare un minimo la salute del vostro mezzo: al mattino prima di partire controllate il livello dell’olio motore e quello del liquido dei freni. Di tutto il resto ve ne preoccuperete quando gli eventuali problemi si verificheranno. Se proprio doveste viaggiare in mezzo a sabbia e polvere per lunghe tratte o per più giorni date anche una controllata al filtro dell’aria e, in caso, soffiatelo con dell’aria compressa per ripulirlo alla buona.


Ricordate inoltre che: • Il vostro tuk-tuk non è un mezzo veloce per cui non tenetelo a manetta per lunghi tratti, soprattutto se in salita e se state guidando sotto il sole cocente. • Il vostro tuk-tuk non ha praticamente le sospensioni, per cui attenzione alle buche per strada e soprattutto ai dossi, i veri assassini delle strade indiane. Non si vedono, non sono minimamente segnalati, li troverete anche in autostrada e soprattutto saranno altissimi e poco stondati. Arrivateci lenti, il più lenti che potrete, per non rischiare di saltare in aria e con voi far saltare anche la ruota anteriore.

Tutte queste parole le scrivoperchè le possiate leggere, ma sappiatelo fin da ora, saranno inutili. Succederà questo piuttosto: voi arriverete non solo la prima volta, ma anche la seconda, la terza, la quarta, ecc… a piena velocità, vedrete il dosso negli ultimi 3 metri, inchioderete come se non ci fosse un domani e volerete sul dosso…o meglio, sarà il dosso a farvi prendere il volo. Poi, dopo aver fatto come Icaro, ed esservi accertati che il vostro compagno di squadra sia ancora dentro al mezzo, accosterete bordo strada e controllerete i danni. E sarà così ogni dannata volta.

V. DOVE DORMIRE. Come per il cibo, anche per i pernottamenti (come del resto per tutto) sarete liberissimi di decidere dove far riposare le membra dopo una giornata in cui avrete macinato in media tra i 250 e i 350 km. Qui il discorso è un po’ diverso dal cibo, sul lato economico. Sì, potrete trovare una branda a pochi spicci in una delle tante guesthouse (se la località è abbastanza turistica), o in ostello, o in un qualsiasi posto che vi offra un giaciglio. Ma per trovare un posto da cui non ripartire più stanchi di come siete arrivati (ovvero provvisto di acqua calda, magari un materasso che non sia fatto di marmo da quanto è duro e delle lenzuola semi-pulite, senza troppe cimici del letto), dovrete cercare un attimo e salire, proporzionalmente rispetto al costo del cibo, di un po’. Non ci sono troppe linee guida sui prezzi per una notte in una stanza privata, così come, a meno che la città non sia minimamente frequentata da un po’ di turismo, troverete complicato trovare ostelli con camere condivise. Di base, essendo che per la maggior parte del tempo visiterete località in cui se va bene gli ultimi non indiani ad essere transitati per quel posto risalivano a qualche anno prima, dovrete cercare, farvi l’occhio su internet e sperare. Potrebbe capitarvi di trovare una stanza pagata abbastanza (30€ a notte, ma anche più), in cui vi aspettereste di trovare un comfort elevato, rivelarsi poi o una cella frigorifera durante la notte (soprattutto se sarete al Nord), oppure un tranquillo angolo per il pernottamento anche di ospiti con più arti di voi. Così come è anche successo di scegliere un hotel senza alcuna recensione ma con delle belle foto (cosa che non avrei mai fatto da altre parti) e poi scoprire che era effettivamente un 5 stelle aperto da meno di un mese in cui eravamo i primi clienti. In questo caso, oltre al selfie di gruppo di rito con tutto il personale dell’hotel, ci siamo trovati a mangiare un’intera cena comprensiva di 5 portate totalmente offerta dal ristorante dell’hotel stesso. Avendo pagato la notte 40€ in due.


Come detto, non ci sono tante regole o delle vere e proprie linee guida per la scelta del giusto pernottamento. Ci saranno giorni in cui transiterete per città più grandi e in cui la scelta sul posto dove trascorrere la notte sarà maggiore, ce ne saranno altri in cui sarete costretti a fermarvi in un buco di paese in cui la varietà di scelte sarà molto più limitata. Il consiglio è sempre il medesimo: provatele tutte. Provate i peggiori, provate i migliori. Se sarete particolarmente stanchi, dopo 4, 5, 7, 10 giorni di viaggio regalatevi una notte di relax in un bel posto. L’india vi permetterà di entrare in alberghi in cui in Europa anche solo per guardare da fuori dovreste chiedere un mutuo. Approfittatene.

VI. COME CERCARE I POSTI. Per il cibo lo si è già detto. Quello che troverete lungo la strada sarà la migliore scelta. Non state a cercare sul cellulare i ristoranti di Tripadvisor o simili. Perdereste solo del tempo e con buone probabilità vi perdereste anche una parte dell’esperienza dell’India. Per cui se avete fame fermatevi nel primo posto che vi ispira. Questo sarà l’unico metro di giudizio affidabile. Per quanto riguarda i pernottamenti, a fare la stessa cosa potreste rischiarvela un po’ di più, ma soprattutto vi converrà più o meno fissare una meta per la giornata e confermarla o cambiarla verso l’ora di pranzo o nel primo pomeriggio, per non rischiare di trovarvi proprio in mezzo al nulla di notte. A quel punto varrà anche la pena capire se il posto che avete scelto come stop intermedio abbia da offrirvi un letto. Quindi inizierete a cercare sul vostro cellulare. O meglio colui/colei che non guiderà, dalla panchetta dietro inizierà a sondare il terreno, in modo da arrivare a destinazione con già una prenotazione e non dover iniziare a girare nella disperazione più assoluta. Questi i 3 strumenti che abbiamo trovato funzionare abbastanza bene se usati insieme: Booking, Agoda e Google Maps. Booking non è troppo usato in India, ma troverete comunque qualcosa, soprattutto in città più grandi. Usatelo per scovare recensioni fake, farvi un’idea sui posti che potrebbero funzionare o per capire che la vostra meta non è forse poi così una buna idea, vista l’assoluta mancanza di risultati trovati. Sarà qui che interverrà Agoda, applicazione molto simile a Booking, ma usata soprattuto in Asia per ostelli, guesthouse e simili. In realtà si trova un po’ di tutto, hotel compresi, dalla mezza alle 5 stelle. Di base troverete più cose qui che su Booking e soprattutto il 70% delle volte a prezzi più bassi. Ci è capitato di pagare lo stesso posto e la stessa stanza anche 15-20 euro in meno su Agoda rispetto a Booking. L’app non è fatta benissimo, ogni tanto ha dei bug o si pianta. Abbiate pazienza. Sarà uno dei vostri principali amici lungo il viaggio.

La terza scelta, da usare ovviamente insieme alle prime due è per noi stata google Maps. Questo è lo strumento che in assoluto contiene più risultati di tutti e 3. Recensioni a non finire e modalità di prenotazioni che rimandano a diverse piattaforme. Se proprio foste disperati e non riusciste a trovare nulla, o semplicemente voleste avere una panoramica generale, usate Maps e iniziate a vagliare le opzioni per la nottata.



VII. CARBURANTE. In media in una giornata di viaggio dovrete fare tra i 2 e i 3 pieni di carburante. Ricordatevi che il vostro mezzo va a benzina e non a gasolio, come potrebbero credere i benzinai da cui vi presenterete. Questo perché la maggior parte dei tuk-tuk in India beve gasolio, soprattutto quelli più grandi, come il Bajai MAXIMA. Il vostro NO, quindi ricordatevi di fare attenzione quando vi fermerete ad una pompa di benzina che nessuno vi versi nel serbatoio il liquido sbagliato, o saranno dolori. Di benzinai in India ce ne sono e non ci è mai successo di rischiare di rimanere a secco. Come detto prima comunque sarà buona premura tenere con voi una tanica da 8-10 litri piena, per qualsiasi evenienza. Questo vi permetterà una maggiore autonomia sia del mezzo in sè che di quando potrete decidere di fermarvi.




VIII. ZONE PERICOLOSE. Nel nostro viaggio non ci siamo mai sentiti in pericolo. La popolazione é per la maggior parte molto amichevole, disponibile, aperta non appena accennerete un sorriso. Ci sono tuttavia alcune zone ritenute un po’ più critiche, tipo la regione intorno Odessa, a causa di tumulti indipendentisti armati in cui si é imbattuta un’altra squadra durante la run, o la regione del Bihar, molto povera. Proprio in quest’ultima si é dipanato una parte del nostro percorso di gara per raggiungere Darjeeling. Non lo sapevamo e siamo rimasti un attimo spiazzati quando hanno cercato più volte di fermare a forza il tuk-tuk dopo che non ci eravamo fermati alla richiesta di una normalissima persona che pensavamo volesse chiederci una corsa in taxi. Oppure quando un gruppo di ragazzi, mentre eravamo fermi ad un semaforo ha cercato di infilare le mani nel tuktuk con la speranza di riuscire a prendere qualcosa. Altra situazione che potreste trovare all’entrata di qualche villaggio sono dei signori che cercheranno di fermarvi energicamente per darvi apparentemente dei bigliettini rosa. Il consiglio, anche leggendo i consigli di altri viaggiatori è di non fermarvi perché, soprattutto nella calca dei centri abitati, potrebbe diventare difficile tenere sotto controllo tutto. Sinceramente l’India, per quello che sono riuscito a vedere ovviamente, non lo definirei un Paese pericoloso, assolutamente. Il più delle volte sarete piuttosto voi ad essere diffidenti nei confronti di atteggiamenti inaspettatamente gentili che da noi farebbero dubitare della buona fede della genete, ma che in India sono all'ordine del giorno. Cercate di abbandonare questa vostra diffidenza occidentale il prima possibile perchè la gentilezza e l'ospitalità indiane, insieme alla loro curiosità per persone che hanno deciso di intraprendere un viaggio come il vostro, saranno ingredienti fondamentali per godervi ancora di più la vostra avventura e conoscere un Paese davvero unico. È stata un’avventura senza precedenti, un viaggio intenso, denso, difficile e stancante, ma anche e soprattutto un’esperienza bellissima, in un paese dove la Magia e i contrasti esistono molto più che in altri luoghi e li si vede ogni giorno.



IX. L'USO DEL CLACSON.

In India il traffico sembra ingestibile, il caos sembra regnare sovrano per le strade e la guida diventa una sfida a tratti parecchio impegnativa.

Tuttavia è essenziale capire fin da subito un principio fondamentale della viabilità in questo Paese: l'uso del clacson è diverso dal nostro. Non si suona per far notare agli altri le loro inottemperanze o la loro spericolatezza al volante. Si suona il clacson per evidenziare la propria presenza. Il classico guidatore indiano infatti tralascia in modo abbastanza evidente l'utilizzo di accessori quali gli specchietti retrovisori e il risultato è che tutto ciò che non sta davanti a lui non esiste e non ce ne si deve pertanto preoccupare. E' proprio in questo momento che il vostro clacson diventerà il comando più importante che avrete a bordo. Quando vi affiancherete ad un mezzo (soprattutto se più grande di voi), quando supererete, quando vi troverete qualcuno un po' troppo vicino a voi, suonate, suonate, suonate. Nessuno vi guarderà male come succede qui in Europa, voi avrete segnalato la vostra presenza, avrete fatto valere la vostra occupazione del tratto di strada su cui ponete le vostre ruote e perlomeno in questo modo gli altri sapranno che esistete. E mi raccomando, non esitate. Imparerete a tenere il pollice destro sempre pronto a premere quel dannato (ma anche beato) tasto, che potrebbe, in più di una occasione, salvarvi letteralmente la vita.




Fa talmente parte delle regole della strada non ufficiali che perfino i camion, sul retro hanno esplicitmente scritto di suonare il clacson nel momento in cui foste dietro e ne voleste superare uno.

Principalmente il clacson servirà a questo. Ovviamente lo suonerete anche quando vi sembrerà che qualcuno, nel verso opposto e contro-mano, non si sia troppo premurato di scansarsi; oppure se in piena notte i piacevoli fari abbaglianti di qualche veicolo vi finiranno, come dei flash, dritti nelle vostre pupille.

Userete il clacson per rivendicare il vostro posto nel traffico, o per guadagnare la precedenza all'interno di un incrocio o di una rotonda. Lo userete per salutare e, perchè no, ogni tanto anche per scaricare un po' la tensione dopo un tratto particolarmente imepgnativo.

In ogni caso, il clacson sarà l'utlimo componente che pregherte si rompa sul vostro tuk-tuk. E se mai succedesse, mi raccomando, trovate una soluzione il più in fretta possibile. Potrete guidare senza marmitta, senza specchietti, perfino con una ruota sgonfia., ma MAI senza il clacson.







DOPO LA GARA


Taglierete il traguardo, scenderete dal vostro tuk-tuk e vi renderete conto che l’indomani lui/lei non sarà più con voi e che le vostre terga, ormai parte del telaio del mezzo, non staranno più quelle 10-12 ore a contatto con esso. Sarà un piccolo trauma perchè, benché tutte le buche, le scomodità, il vento, il freddo, la puzza di benzina, la polvere, il rumore, i clacson e gli imprevisti, avrete passato 15 giorni a puro contatto con la terra indiana. E questo vi mancherà in maniera incredibile.

La vostra gara sarà finita, cosa riceverete come premio del vostro coraggio e della vostra temerarietà ormai poco conterà rispetto a quello che l’India e una gara come questa avrà lasciato nei vostri cuori.




La raccolta fondi

Da non dimenticare che il motivo cardine per il quale nasce questa gara (oltre alla pazzia che la contraddistingue) è una raccolta fondi per beneficienza.

Funziona così: ad ogni team nel corso della gara e delle due settimane successive al termine della stessa viene richiesto di aprire una raccolta fondi. Le prime 500 sterline raccolte da ogni squadra dovranno andare per regolamento all'associazione Cool Earth, che si occupa di riforestazione e aiuto delle popolazioni che vivono nell'area Amazzonica che sta via via subendo un processo di deforestazione selvaggio ed è fondata dalla società stessa che organizza la manifestazione, The Adventurists, Il resto del denaro raccolto (in caso ce ne fosse) è liberamente donabile ad una qualsiasi altra associazione o ente benefico scelto dal team stesso.


Non ve lo nascondo: era la prima volta che dovevamo aprire una campagna di raccolta fondi e non avevamo la più pallida idea di come si facesse, quali fossero le meccaniche e soprattutto come fare perlomeno per raccimolare la somma minima delle 500 sterline.

Ovviamente tutto questo è stato fatto al volo in un paio di giorni prima della partenza ufficiale della gara, quando, trovandoci sul letto della camera d'albergo, ci siamo spremuti le meningi per abbozzare un qualcosa che fosse minimamente accattivante, leggero da leggere e facile come fruizione da parte degli ipotetici benefattori. Dopo una veloce analisi delle proposte sul mercato in quanto a piattaforme di crowdfunding, la nostra scelta è andata su GoFundMe, che tra le tante ci sembrava quella che p

semplicemente si prendesse una percentuale minore sulle cifre donate. Il resto è andato piuttosto liscio e, soprattutto grazie a degli amici e dei colleghi (e dei famigliari) generosi e splendidi, siamo riusciti a portare a termine la campagna con ben 2100€ donati.

La raccolta è stata ovviamente chiusa al termine delle 2 settimane successive alla gara, ma la pagina è ancora liberamente consultabile QUI.

Di questi 600 e qualcosa euro (corrispondenti a 500£) sono andati a CoolEarth come da regolamento, mentre la restante parte è stata donata ad un'associazione per l'assistenza dei malati di cancro e delle loro famiglie, tema a me piuttosto vicino.


Non nego che il "pretesto" della raccolta fondi mi abbia permesso di mettermi in contatto con alcuni vecchi amici che non sentivo da anni. Ringrazio anche qui tutte quelle belle anime che ci hanno aiutato a fare del bene mentre ci divertivamo come dei pazzi.





E qui siamo giunti anche al termine di questo resoconto/guida improvvisata circa l’esperienza personale della Rickshaw Run.

Come detto all’inizio il suo obiettivo non è la completezza o l’esaustività; non si voleva descrivere per filo e per segno questa avventura perchè questo avrebbe voluto significare togliere il gusto della scoperta.


Si spera tuttavia che i piccoli consigli presenti al suo interno possano essere utili a qualcuno.




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